Il cavaliere |
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Sempre ricorderò con nostalgia i bei tempi di Saba e di Carola; i tempi che l'allegra compagnia mi veniva a trovare e a fare scuola, o a prenderla nel folto degli arbusti sulla paglia o nel fien, secondo i gusti. Quando di quelle capre ero padrone si domava un puledro sul piazzale; io ne seguii curioso la lezione e dopo tanta scuola, è naturale, volli di Saba far la mia cavalla e lesto e presto la levai di stalla. Quante volte saltandole in groppone la sentivo sbuffare come un toro ma a forza di pedate e di bastone continuavo paziente il mio lavoro e quante volte a conclusioni tratte l'ho vista, per la via, perdere il latte. A quei tempi, ricordo, mi era cara la visita che Renzo mi faceva nei boschi ombrosi di Fontanaorsara portando sempre quello che poteva: una cipolla da pizzar col sale, un pezzo di salsiccia di maiale... Un bel giorno arrivò più misterioso del solito: "Quest'oggi è gran baldoria" mi disse "certo, porto il più glorioso bottino fatto nella nostra storia; mi ha assicurato più di una bambina di venir qui finita la dottrina". Io mi credevo, ad essere sincero, che venisse Rosetta solamente e invece arriva Cadelponte intero o almeno il fior fiore della sua gente. Il fiore fior pensate, le più belle, le più fresche aulentissime donzelle. L'Edda si mette a guardia da una parte e Liana ed Anna treman d'emozione; la Rosetta consiglia, spiega l'arte insegna la migliore posizione e noi vicino a quelle giovinette affiliamo le strane baionette. Consideriamo il debole armamento ma speriamo ugualmente farci onore; e ci lanciamo nel combattimento con tutto il nostro giovanile ardore ma, ahimè, si sa, l'ardore dodicenne è un debole pulcino senza penne. Ma è tardi. Fischio a Saba e Saba giunge, le salto in groppa e parto al gran galoppo: ho un desiderio in cuore che mi punge, un desiderio che mi pesa troppo: Voglio gridare ai vecchi del mestiere: "Anch'io son nominato cavaliere." |