La visita del ministro |
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Quando Civago sparpagliò la voce che il ministro veniva per davvero due pertiche alla svelta messe in croce spuntarono vicino al cimitero e un cartellone interamente scritto fu, lesto e presto, incima quelle infitto. Faceva un tempo come Dio ci scampi: l'acqua scrosciava senza interruzione insieme a tuoni frammischiati a lampi da far impallidire lo stregone che scatena l'inferno ogni qualvolta il prete vuol portarci a Pietravolta. Ma proprio alla vigilia dell'arrivo (e Dio la rovesciava con la secchia) eccoti all'improvviso farsi vivo la grande impresa Tresinaro Secchia e in men che non si dica così sia levò la prima pietra della via. Così la voce che da qualche mese ogni tanto faceva capolino, prendeva forma. Dunque il modenese fa sul serio la via di Bernardino? Ma piove, mondo ladro, e con quest'acqua voglion fare la via con il paracqua? Poi venne il sole ed arrivò barbetta cui però quei due colpi di piccone e la pomposa scritta sopraddetta fecero una magrissima impressione tanto che disse: "Avete fatto questo? E quanto ci vorrà per fare il resto?" "Un annetto...? Davvero...?" Si vedeva che pure a lui sembrava un po' azzardato un sogno in cui neppure lui credeva. Ma gli altri glielo avrebbero giurato e allora disse: "Vada come vada verrò fra un anno a inaugurar la strada." Tutto andò bene finchè sullo scoglio dei patti agrari, dopo qualche mese il ministro perdette il portafoglio e senza quello, dissero le imprese come se non ci fossero le banche, dove tiriamo fuori le palanche? Così quantunque l'anno abbia la coda la strada del ministro non arriva ma per fortuna qui non c'è la moda di suonare a sproposito la piva e a chi ci sbaglia un conto, anche se grosso, non usiamo tirar la croce addosso. Tanto più che speriamo per davvero con una fede degna di La Pira che barbetta anche senza ministero ci continui a tenere sotto mira e nel cinquantasei voglia l'onore d'inaugurar la via del senatore. |