Quel gran sabato |
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Quel gran sabato tutto l'appenino stava sotto la neve raggricciato ma Civago era in piazza e imbandierato ed esultante incontro al sole andò. Era il sole quel dì pel Civaghino l'angelico sorriso di Vittorio che strombettando dietro il promontorio l'arrivo inaugurale confermò. Di quel sabato, Iddio lo benedica, ho promesso descrivere la festa ma per quanto mi frughi nella testa trovo un gran vuoto al posto di quel dì. Non mi credevo che la gran fatica di andare al mio paese col Postale mi procurasse un amnesia totale invece, guarda un po' è proprio così. Stanco, ero stanco forse più di Quinto, le gambe mi facevano giocondo tanto che per discendere da Edmondo che offriva a tutti gratis il caffè se non ebbi bisogno d'esser spinto fu perché ci discesi da seduto, quasi che avessi anch'io tanto bevuto come gli amici ch'erano con me. Da Edmondo ci doveva essere gara di ballo. Infatti vedo in un nebbione Pagliai fare una grande esibizione ma non so quale premio gli toccò perché intanto Pasquino della Sara in provvisoria libertà al paese con discorsi corretti di francese in men che non si dica mi ubriacò. Perciò quando mi vennero a chiamare per andare in cucina di Rizieri con Sindaco, geometri e ingegneri mi sentii sollevato anzichenò. Ma ci faceva un caldo da crepare tanto che mio fratello assai gentile con il fiasco del vino, in bello stile l'autista provinciale rinfrescò. Ma fosse la salsiccia appena fritta o qualcos'altro se così vi piace quella stanza pareva una fornace e già si cominciava a trasudar, quindi pensammo che la via più dritta fosse quella dell'uscio ed in effetti salutammo Coriani ed Albaretti e l'aria fresca uscimmo a respirar. Più tardi ritornammo da Magnani ad annusare i resti del festino, ma specialmente per scolare il vino dei fiaschi sparpagliati qua e là: e lì tra i fragorosi battimani per le rime sfornate da Ruffini guardavo l'ingegnere Paterlini immortalato per l'eternità. Oggi mentre parlava, stranamente mi pareva cresciuto di una spanna forse per la scalata di una scranna, ma per noi tanto grande resterà. Avendo eretto, molto arditamente, un arco di trionfo qui vicino che Alfredo collaudò con il Guzzino ed assicura che non crollerà. Se poi lassù, lassù in macchia Serena farà un altr'arco, un arco di Vittoria, chi toglierà il suo nome dalla storia di Civago? Noi certamente no. E i nostri nipotini, dopo cena racconteranno ai loro nipotini: "C'era una volta il grande Paterlini..." E il bimbo: "Nonno, questa già la so." |